Perché celebrare il primo centenario del movimento dadaista? January 27 2016, 0 Comments

Giovedì 11 Febbraio presso la Galleria AI TRE TORCHI di Torino, inauguriamo una mostra dal titolo X DADA/TORINO 2016/ZURIGO 1916.
E non ci sentiamo neanche un pò anacronistiche a celebrare una corrente di pensiero vecchia di 100 anni.
Vi spiego il perché.

Il movimento (all'epoca era uno sparuto gruppetto) esordisce con un evento eccentrico e innovativo il 5 febbraio 1916 a Zurigo presso il Cabaret Voltaire, un locale fondato dal poeta Hugo Ball e da sua moglie Emmy Hennings.

Subito evidente è che Dada accetta e contagia le persone che desiderano partecipare a questo gioco collettivo. E ancora oggi, noi raccogliamo la loro eredità per l'imperituro desiderio di giocare e confermando così la loro immortalità e la continuità di certi valori.

La parte più "seria" e ufficiale di tutta la faccenda è che lo stile Dada nasce come risposta degli artisti alle assurdità della guerra. Come a voler soffocare l'orrore che imperversava in Europa. Esorcizzavano la paura con rumori ipnotizzanti, colori e forme eccentriche, estraendo parti di persone dalle riviste e ricomponendole su un foglio. Creando nuovi mostri o proto-super-eroi. Come Hannah Hoch o Max Ernst. I mezzi erano infiniti, considerando che tele e pennelli non erano più l'unico mezzo espressivo in circolazione. Tutto era ammesso, anche quel famoso sanitario in ceramica.

Il Dadaismo però ha affascinato tanti artisti contemporanei, a mio avviso, anche per la componente umana, fallace e instabile, che manca ad altre correnti.

L'artista ha l'illusione di aggregarsi idealmente ad un gruppo con cui condividere le proprie creazioni, allentando la frustrazione che nasce dalla solitudine artistica.
L'incomprensione che ti regala il pubblico e la comprensione che ti regalano i colleghi, che appoggiano i più alti vertici della tua follia, rimane una delle componenti più preziose di quel periodo.
Dada è "ornare di colori diversi il giardino zoologico dell'arte" dice Tristan Tzara.

Lasciamo stare Marcel Duchamp che era troppo avanti, anche per noi. Vediamo chi altri ha suggerito cose.

Kurt Schwitters ha ispirato i collage di P'tit Louis nel dare un senso estetico a qualcosa che è un semplice ritaglio senza significato. Non ci sono nè etica del riciclo con conseguente abbattimento del consumismo, nè chissà quale recondito significato politico. Piuttosto il tentativo di rendere bello qualcosa che di per sè non lo è. Raggruppando e fissando.


P'tit Louis (Il borsellino vuoto)

Geometrizzare ogni cosa nella speranza di dare un senso compiuto a fatti inspiegabili: "le macchine senza nome" di Picabia sono come l'invisibile compasso di Margo Plenge che misura ogni cosa come una pratica calmante. Come la sua mania di catturare le ombre sul terreno. E poi la rivoluzione industriale e l'esplosione della meccanica, la linea di produzione, la ripetizione… ed ecco che arriviamo ai nostri patterns come Hans Richter e i suoi ritmi visivi, geometrie che ipnotizzano il pubblico. Mentre noi dobbiamo disintossicarci in qualche modo dall'overdose informatica.


Margo Plenge (Bozzetto)

Guardate quanto era bello il farmaco personificato (Tristan Tzara e Marcel Janco nel loro libro stampato a mano "La prima celestiale avventura di Mr. Antypirine" 16 pagine di concentrato Dada che a loro sembravano una rivolta grafica e a noi sembrano un inno all'eleganza futurista.
Tristan Tzara qui diceva "...Dada non è follia, nè saggezza, nè ironia..." ma non è neanche solo ebbrezza dissacrante, trovo anche molta tristezza nei farfuglianti Dada, la tristezza del clown, nel "circo della vita".
Cercano stupore dentro loro stessi, si drogano di colore e fantasia.

Il titolo dell'opera è il gioco più grande.
In fondo, l'opera astratta è potenzialmente qualsiasi cosa. "Salottino autunnale" potrebbe essere tranquillamente "Polla di carne" oppure in base dall'angolazione da cui la guardi, anche "elefante indiano che prende il tè".


P'tit Louis (Salottino autunnale)

Di una cosa sono certa, non saremo da oggi in poi sempre Dada. E scusateci anche se siamo poco trasgressive. A nostro parere però abbiamo trasgredito questa volta nel modo più evidente. Esponendo noi stesse in un serissimo e sentito costume di carnevale.

E questo ora vi suggerisco, date il vostro titolo al dipinto.
Giocate con noi.

(P. L.)